Il giovane favoloso: dal film alla riscoperta di Giacomo Leopardi

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Leopardi è un bambino prodigio che cresce sotto lo sguardo implacabile del padre, in una casa che è una biblioteca. La sua mente spazia ma la casa è una prigione: legge di tutto, ma l’universo è fuori.
In Europa il mondo cambia, scoppiano le rivoluzioni e Giacomo cerca disperatamente contatti con l’esterno. A ventiquattro anni, quando lascia finalmente Recanati, l’alta società italiana gli apre le porte ma il nostro ribelle non si adatta. A Firenze si coinvolge in un triangolo sentimentale con Antonio Ranieri, l’amico napoletano con cui convive da bohémien, e la bellissima Fanny. Si trasferisce infine a Napoli con Ranieri dove vive immerso nello spettacolo disperato e vitale della città plebea. Scoppia il colera: Giacomo e Ranieri compiono l’ultimo pezzo del lungo viaggio, verso una villa immersa nella campagna sotto il Vesuvio.
Una storia di genio, sofferenze, poesia, amori e avventure.

leopradi

In due Meridiani riccamente commentati sono raccolte le poesie e le prose di Giacomo Leopardi, il massimo poeta del nostro Ottocento e uno dei più letti e studiati al mondo. Il primo volume presenta l’intera opera in versi, a cura di Mario Andrea Rigoni e con un saggio di Cesare Galimberti.

operette

Le Operette morali, arduo libro di emblemi d’azione umane, resoconto di esplorazioni nel ghiaccio del sublime naturale, ci dicono che l’opera dell’uomo è innanzitutto un movimento all’interno dell’essere, cioè, per Leopardi, della natura stessa. Se la natura persegue ciecamente i suoi fini, l’uomo, che ha cuore e occhi, deve sottrarre all’oscurità e al silenzio il proprio passare e renderlo opera. Chi opera è simile a Copernico, non ai suoi avversari, che vanno “raziocinando a rovescio, e argomentando in dispetto della evidenza delle cose”; chi opera non sogna, ma vede e sente le cose. Al contrario di filosofi e teologi e, nel suo secolo, progressisti e spiritualisti, Leopardi lascia da parte le “cose intorno alle quali si ha pochissimo lume”, cioè la metafisica, e fissa lo sguardo sulle cose che appaiono. Erede della “saggezza” di Guicciardini e dell’insofferenza galileiana al principio di autorità, oppone ai “sogni fisici” – i miti cosmologici di Platone, ad esempio – il suo poetico empirismo.”

batracomiomachia

I Paralipomeni della Batracomiomachia sono l’ultima opera di Leopardi. Tra il 1833 e il 1837 il poeta è a Napoli e compone un poemetto in ottave che riprende la Batracomiomachia attribuita a Omero, sua vecchia passione di filologo e traduttore. Le vicende eroicomiche della lotta tra i topi e le rane vengono reinventate da un autore che, fingendo di raccontare un mondo antichissimo e primitivo, allude ai fatti più recenti della cultura, della storia e della politica europea. Dietro le figure dei topi si riconoscono i comportamenti e i tic dei patrioti italiani, mentre i granchi sopraffattori ricordano i difensori della Restaurazione. Questo bizzarro racconto è soprattutto una satira, diretta contro la cultura filosofica spiritualista, il gusto romantico alla moda, le ipocrisie dei reazionari e le speranze dei liberali italiani. Ma la presenza del riso è costantemente affiancata da un elemento meraviglioso e surreale che sembra precorrere Calvino e Manganelli.Questo nuovo commento attraversa le implicazioni filosofiche, letterarie, politiche e stilistiche del poemetto per restituire ai lettori il fascino di un Leopardi poco noto e spesso frainteso.

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